| Stefano
W. Pasquini |
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E' nato a Bologna nel
1969, si è diplomato
all’Accademia
di Belle Arti di Bologna
nel 1991 e immediatamente
ha lasciato l’Italia
per Dublino. Ha poi
vissuto a Londra per
sette anni e a New York
per due, lavorando anche
come PA per il critico
d’arte Robert
C. Morgan e come Guest
Editor del mensile New
York Arts.
Ora è di nuovo
a Bologna, dove vive
e lavora. E’ stato
per due anni curatore
del Sesto Senso, spazio
alternativo di Bologna,
e Art Editor del trimestrale
Collezioni Edge. È
Art Director di "Work
– Art in Progress",
rivista della Galleria
Civica d’Arte
Contemporanea di Trento,
Contributing Editor
del mensile New York
Arts Magazine, fotografo
freelance, curatore
indipendente, nonché
lomografo membro della
International Lomography
Society. Scrive d’arte
su Collezioni Sport
& Street, Luxos
e altre testate. E’
membro dell’associazione
artistica Darth.
Dal 1988 ha partecipato
a mostre collettive
in gallerie tra cui
la Collective Gallery
(Edinburgo), 30 Underwood
Street (Londra), Trasmission
(Glasgow), la National
Portrait Gallery (Londra),
Casco (Utrecht), ICA
(Londra), Art in General
(New York), Star67 (Brooklyn),
Neon (Bologna), ONI
(Boston), Alphadelta
(Atene) e mostre personali
alla Bond Gallery (Birmingham),
Sesto Senso, Graffio,
Villa Serena (Bologna),
42Contemporaneo e PaggeriArte
(Modena)
Per uno sguardo squisitamente
concettuale, quale è
quello di Pasquini,
anche la realtà
più meschina
si rivela essere un'orgia
di stimoli intellettuali.
Lo stesso apparato percettivo,
consapevole del lavoro
in corso, si sensibilizza
sulla dimensione estetica
della vita ordinaria
scoprendo in essa una
fonte inesauribile di
richiami creativi. Matite,
acquarelli, pastelli,
colori acrilici, inchiostri,
macchie di vino o di
sangue trovano applicazione
su fogli di carta e
di cartone, su un biglietto
del treno, su un assegno
non incassato... ogni
superficie è
buona purchè
accolga il segno tracciato,
ogni procedimento è
valido se informa la
materia. La sua è
un'informazione democraticamente
quantitativa, come internet,
che accolga tutto e
tutti e dia spazio a
chiunque abbia qualcosa
da aggiungere, alla
cultura del passato
così come al
futuro. Al centro, anacronisticamente,
l'uomo.
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