Esattamente 700 anni
fa la consacrazione della cappella degli
Scrovegni. Giotto come Cristoforo Colombo
chiude un’epoca e dà inizio
all’era moderna della pittura occidentale.
Che ha come protagonista l’uomo e
la sua storia terrena.
Nei libri di storia si legge che il medioevo
finisce con la scoperta dell’America:
12 ottobre 1492; poi inizia l’era
moderna. Per la storia della pittura occidentale?
Non è la stessa cosa. Qui il medioevo
termina il 25 marzo 1305, festa dell’Annunciazione,
con la consacrazione della cappella degli
Scrovegni a Padova affrescata da Giotto
(Vespignano di Mugello 1267? – Firenze
1337).
Era stato Enrico Scrovegni a commissionare
a Giotto la decorazione della cappella,
edificata come voto per riscattare l’anima
del padre Reginaldo che in vita era stato
usuraio. Enrico restituiva simbolicamente
alla Vergine quanto il padre aveva estorto;
per questo si fece ritrarre da Giotto –
forse tra i primi ritratti della pittura
occidentale - sulla parete di fondo della
cappella con un abito viola, colore della
penitenza in ginocchio davanti a Maria nell’atto
di donare la piccola chiesa. Lo Scrovegni
non trascurò quello che oggi si direbbe
‘il ritorno d’immagine’
dell’operazione. Ricchissimo, ma parvenu
cercava di accreditarsi come cavaliere rispettabile:
per la cappella volle il pittore più
celebre del tempo.
Il programma iconografico degli affreschi
è complesso, un sottile gioco di
rimandi e corrispondenze tra gli episodi
della storia sacra elaborato probabilmente
da uno studioso, forse il personaggio che
con lo Scrovegni porge la cappella alla
Madonna.
Alla base delle pareti laterali Giotto dipinse
con la tecnica dello ‘stucco romano’
uno zoccolo che simula pannelli di marmo
alternati a riquadri con le allegorie dei
Vizi e delle Virtù. Sopra il basamento
gli affreschi sono distribuiti su tre registri
sovrapposti. La fascia superiore è
dedicata alle storie che precedono la nascita
di Cristo: Anna e Gioacchino, l’infanzia
e il matrimonio della Vergine. Il registro
mediano narra gli episodi della vita pubblica
di Gesù, mentre su quello inferiore
sono rappresentate le storie della passione
e resurrezione. Sulla parete di fondo è
dipinto il Giudizio Universale: a destra
di Cristo le schiere ordinate dei beati,
a sinistra il caos dell’inferno. La
volta è un cielo stellato; lo stesso
azzurro è presente come sfondo in
tutte le storie, “un’enorme
sfera di cristallo che tutto avvolge”.
Gli affreschi rappresentano una svolta radicale
nella storia della pittura. Tra la ieratica
e astratta bidimensionalità dell’arte
bizantina e la vivace corporeità
delle figure di Giotto c’è
un abisso. Giotto riscopre la tridimensionalità,
la varietà del reale, i sentimenti
umani e la possibilità di esprimerli
in pittura con i gesti e la mimica. Dipinge
le prime lacrime della pittura occidentale,
la disperazione delle madri nella strage
degli innocenti, il bacio toccante tra Anna
e Gioacchino. Crea sulla superficie della
parete l’illusione della terza dimensione;
non è ancora la prospettiva geometrica,
ma una prospettiva intuitiva resa con l’ausilio
di ‘scatole prospettiche’ nelle
quali si muovono i personaggi.
Giotto trasforma le storie sacre in “un
concreto dramma umano dove ogni personaggio,
anche Cristo e la Madonna, è trasportato
nella concretezza della vita quotidiana”
(Flores D’Arcais). Il racconto sacro
è ambientato nel tempo in cui il
pittore viveva; edifici, abiti, oggetti
sono quelli del XIV secolo.
La rivoluzione di Giotto agli Scrovegni
non è semplicemente tecnica e figurativa,
ma sintomo di un profondo cambiamento. Gli
artisti medievali avevano illustrato le
vicende sacre vestendole di un’aura
di mistero lontana e atemporale. Con Giotto
“l’osservatore non legge l’immagine
come farebbe con un libro, ma è presente
nella scena…l’esperienza umana
è messa in luce rispetto a verità
eterne e trascendenti” (Ball). Non
solo perché il francescanesimo stava
rivalutando la realtà fisica e corporea;
cominciava a farsi strada l’idea modernissima
che sarà dell’umanesimo fiorentino:
l’uomo protagonista della storia.
In occasione dei festeggiamenti per i settecento
anni della cappella il comune di Padova
ha in programma manifestazioni - concerti,
conferenze, l’apertura serale della
cappella - che si protrarranno per un anno.
Sono previste anche iniziative editoriali:
un cofanetto, libro più dvd, a cura
di Chiara Frugoni, un numero speciale del
Bollettino d’Arte ed un volume della
Skira con gli atti del convegno giottesco
del 2002.
Antonella Bicci, www.exibart.com |
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