L'arte contemporanea? Non compratela più! Parola di Patrimoni
Investimenti in arte? Ovunque basta che non sia contemporanea. Parola di
"Milano Finanza".
E' la morale di "Patrimoni" mensile della testata meneghina. Un numero speciale, quello di
dicembre, interamente dedicato agli acquisti alle aste, con parentesi sul fenomeno del
Private Banking e immancabile classifica dei migliori 50 istituti operanti in Italia.
Ampio spazio è dedicato, neanche a dirlo, agli investimenti in opere d'arte. Come e dove
comprare e vendere, i settori durevoli e quelli volatili, istruzioni per partecipare alle aste,
i bestselleres, le aste on-line, tabella regolamentare di Gabrius con le oscillazioni di
valore di un campione d'artisti dal 1994 al 2005.
Tutto bene? Macché. Perché l'arte contemporanea, unanimemente riconosciuto come il segmento
che ha dominato il settore nelle ultime due stagioni, ne esce con le ossa rotte. Meglio l'arte
antica, meglio gioielli e persino mappamondi, meglio la tuta di Valentino o il casco.... di
Darth Vader. Una concessione la si fa giusto giusto, e udite udite, per Schifano. Un artista
immenso, certamente un monumento del nostro paese, ma anche uno degli artisti più difficili da
trattare, per essere stato tanto prolifico quanto altalenante e per aver patito sul mercato,
alla sua scomparsa, un'inondazione di falsi seconda forse solo a quella famosa denunciata da
de Chirico. Da ultimo arriva l'esperto di turno, nella persona di Alberto Bolaffi,
collezionista e titolare dell'omonima casa d'aste torinese; che schifa i giovani, li definisce
banali, insopportabili e semplici copisti. Non investirebbe un euro su di loro. E, presentato
come uno dei maggiori esperti mondiali d'arte moderna e contemporanea (forse una volta), si
dilunga a descrivere il suo ultimo colpaccio da Sotheby's: una tavoletta d'argilla
assiro-babilonese del 3.000 A.C. strappata per 300 mila euro. Fortuna che i collezionisti
leggono pure (e soprattutto) Exibart...
Per ulteriori informazioni:
www.exibart.com
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Siamo alle solite! Abbiamo sempre pensato che se una materia culturale che riflette questo
meraviglioso mondo dell'Arte risulta ancora ostica e suscita molte volte un allontanamento
soprattutto dei giovani, piuttosto che l'entusiasmo di potersi circondare delle opere anche
e soprattuto di artisti emergenti che faranno la storia dell'arte del futuro, sia a causa di
questi presuntuosi "critici" che sputano sentenze a destra ed a manca, sulla base molto
probabilmente della loro convenienza.
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