Dal 30 giugno al 3
luglio presso l'auditorium di Molinella,
in Via Mazzini 90, la galleria L'Arte
in collaborazione con l'Amministrazione
comunale, Assessorato alla Cultura, presenterà
la mostra dal titolo "Fantastic'Arte".
Cinque artisti (Agostini,
Benghi,
Braido,
Cargiolli e Procopio)
legati da un denominatore comune, nella
magica atmosfera della chiesa sconsacrata
di S. Matteo adibita ad auditorium e illuminata
per l'occasione dalle lampade-mosaico
(in vetro di Murano) di Mauro
Hafsi.
Non si tratterà di un'esposizione
"statica", ma di un percorso
che evocherà l'atmosfera dei gloriosi
caffè degli artisti dove le dissertazioni
sull'arte saranno completate da un'attuale
e integrativo accostamento enogastronomico,
in una splendida associazione tra arte
e cibo.
«Il giardino ideale del fantastico
coincide, in pratica, con l'esteso dominio
dell'arte, inesplorabile anche laddove
più assidue e oculate siano state
le frequentazioni. Coincide con la molteplice,
inesauribile capacità dell'arte
di permutare in visione, come dire negli
infiniti altri modi in cui si manifesta
o può manifestarsi, la realtà
fenomenica della quale la soggettività
essenziale, psicologica ed estetica dell'uomo
è parte integrante.
In senso stretto, ossia nella praticabile
fenomenologia materiale e linguistica
e storica e semantica dell'arte, il fantastico
è un percorso trasversale più
che una categoria. In diversa misura e
con distinta connotazione, esso attraversa
e pervade numerose scuole e tendenze dell'arte
moderna: dal simbolismo alla metafisica
al surrealismo, dal dadaismo allo spazialismo
all'informale e alle variegate loro riproposte,
a tangenza più o meno concettuale,
che hanno segnato gli ultimi decenni del
secolo scorso, e durano tuttora. Peraltro,
la dimensione del fantastico è
una valenza non marginale dell'arte antica,
ma non è qui il caso di inoltrarsi
in specificazioni, se non forse segnalare,
per il passato, il suo essere iscritta
in convenzioni rappresentative di più
stringente corrispondenza simbolica, rispetto
alle codificazioni vigenti nell'epoca
moderna.
Si può affermare, certo con forte
approssimazione, che l'arte fantastica
comunemente intesa dallo scorcio dell'Ottocento
a oggi, in quanto pratica della rivelazione,
abbia celebrato la trasgressione del principio
di congruità logica, e dunque sia
stata prevalentemente percepita e letta
come momento vuoi di straniamento e di
allarme vuoi di evasione ludica, secondo
le contingenze storiche e l'ottica culturale,
otre che le scelte espressive e poetiche
dei singoli artisti. Essa è stata
comunque associata all'irregolarità
e alla devianza, al capriccio e alla fuga
nei sottosuoli dell'immaginario, comunque
a una sorta di ispirazione aliena molto
simile a un invasamento, a prescindere
dal grado di proprietà linguistica,
di proibità formale e di coerenza
stilistica degli artisti implicati. Il
che non significa che nell'arte fantastica
invariabilmente sia stato individuato
e confermato il luogo dell'abbandono al
flusso automatico della visione onirica
o della proiezione immaginativa incontrollata,
che poi è la modalità del
fantasticare a briglie sciolte, ma operativamente
improduttiva, cui normalmente accede ognuno
di noi, e in ogni età della vita,
nelle libere uscite dell'immaginazione.
Basti pensare alle fantasie erotiche,
per esempio, o ai giochi di ruolo, o alla
drammaturgia proiettiva dei ludi e delle
feste collettive.
Il denominatore comune ai cinque artisti
convenuti in questa mostra, consiste nella
sostanziale analogia del processo creativo,
che comporta un momento, a suo modo intuitivo,
di prefigurazione cui segue una più
oculata fase operativa di elaborazione
formale dell'immagine, guidata a rappresentare
aspetti, luoghi, situazioni, eventi riconducibili
al nostro mondo, ma "altri"
da quelli che a noi più che noti
e verificati nella cui consuetudine siamo
soliti consuamare la nostra quotidiana
esistenza. Si tratta d'una dimensione
sottesa che ci sfugge solo per l'accidiosa
nostra abitudine a guardare la realtà
senza vederla nella sua intera articolazione,
incapaci come siamo di osservarla con
il taglio più adatto a cogliere
le correlazioni ulteriori, e possibili,
tra i suoi elementi costitutivi, che rimangono
inerti come note inespresse d'una tastiera
dalla quale, al contrario, potrebbero
scaturire impreviste e sorprendenti sonorità».
Testo critico Nicola Micieli
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