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Notizie d'Arte
13 giugno 2006
Fantastic'Arte

Dal 30 giugno al 3 luglio presso l'auditorium di Molinella, in Via Mazzini 90, la galleria L'Arte in collaborazione con l'Amministrazione comunale, Assessorato alla Cultura, presenterà la mostra dal titolo "Fantastic'Arte". Cinque artisti (Agostini, Benghi, Braido, Cargiolli e Procopio) legati da un denominatore comune, nella magica atmosfera della chiesa sconsacrata di S. Matteo adibita ad auditorium e illuminata per l'occasione dalle lampade-mosaico (in vetro di Murano) di Mauro Hafsi.
Non si tratterà di un'esposizione "statica", ma di un percorso che evocherà l'atmosfera dei gloriosi caffè degli artisti dove le dissertazioni sull'arte saranno completate da un'attuale e integrativo accostamento enogastronomico, in una splendida associazione tra arte e cibo.

«Il giardino ideale del fantastico coincide, in pratica, con l'esteso dominio dell'arte, inesplorabile anche laddove più assidue e oculate siano state le frequentazioni. Coincide con la molteplice, inesauribile capacità dell'arte di permutare in visione, come dire negli infiniti altri modi in cui si manifesta o può manifestarsi, la realtà fenomenica della quale la soggettività essenziale, psicologica ed estetica dell'uomo è parte integrante.

In senso stretto, ossia nella praticabile fenomenologia materiale e linguistica e storica e semantica dell'arte, il fantastico è un percorso trasversale più che una categoria. In diversa misura e con distinta connotazione, esso attraversa e pervade numerose scuole e tendenze dell'arte moderna: dal simbolismo alla metafisica al surrealismo, dal dadaismo allo spazialismo all'informale e alle variegate loro riproposte, a tangenza più o meno concettuale, che hanno segnato gli ultimi decenni del secolo scorso, e durano tuttora. Peraltro, la dimensione del fantastico è una valenza non marginale dell'arte antica, ma non è qui il caso di inoltrarsi in specificazioni, se non forse segnalare, per il passato, il suo essere iscritta in convenzioni rappresentative di più stringente corrispondenza simbolica, rispetto alle codificazioni vigenti nell'epoca moderna.

Si può affermare, certo con forte approssimazione, che l'arte fantastica comunemente intesa dallo scorcio dell'Ottocento a oggi, in quanto pratica della rivelazione, abbia celebrato la trasgressione del principio di congruità logica, e dunque sia stata prevalentemente percepita e letta come momento vuoi di straniamento e di allarme vuoi di evasione ludica, secondo le contingenze storiche e l'ottica culturale, otre che le scelte espressive e poetiche dei singoli artisti. Essa è stata comunque associata all'irregolarità e alla devianza, al capriccio e alla fuga nei sottosuoli dell'immaginario, comunque a una sorta di ispirazione aliena molto simile a un invasamento, a prescindere dal grado di proprietà linguistica, di proibità formale e di coerenza stilistica degli artisti implicati. Il che non significa che nell'arte fantastica invariabilmente sia stato individuato e confermato il luogo dell'abbandono al flusso automatico della visione onirica o della proiezione immaginativa incontrollata, che poi è la modalità del fantasticare a briglie sciolte, ma operativamente improduttiva, cui normalmente accede ognuno di noi, e in ogni età della vita, nelle libere uscite dell'immaginazione. Basti pensare alle fantasie erotiche, per esempio, o ai giochi di ruolo, o alla drammaturgia proiettiva dei ludi e delle feste collettive.

Il denominatore comune ai cinque artisti convenuti in questa mostra, consiste nella sostanziale analogia del processo creativo, che comporta un momento, a suo modo intuitivo, di prefigurazione cui segue una più oculata fase operativa di elaborazione formale dell'immagine, guidata a rappresentare aspetti, luoghi, situazioni, eventi riconducibili al nostro mondo, ma "altri" da quelli che a noi più che noti e verificati nella cui consuetudine siamo soliti consuamare la nostra quotidiana esistenza. Si tratta d'una dimensione sottesa che ci sfugge solo per l'accidiosa nostra abitudine a guardare la realtà senza vederla nella sua intera articolazione, incapaci come siamo di osservarla con il taglio più adatto a cogliere le correlazioni ulteriori, e possibili, tra i suoi elementi costitutivi, che rimangono inerti come note inespresse d'una tastiera dalla quale, al contrario, potrebbero scaturire impreviste e sorprendenti sonorità».

Testo critico Nicola Micieli

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