Qualcuno di certo lo sa che sono figlio di Sebastian Matta ma non
tutti sanno che da piccolino per un po' fu Pietro Cascella a incarnare
la figura paterna (il Sebastiano se l'era svignata anzitempo). Pietro
era una forza della natura, un'espressione vivente del paesaggio scabroso della Majella,
un abruzzese che traduceva nella pietra (nomen omen) l'animo guerresco e insieme poetico del divino Gabriele.
In un'Italia che a fatica si risollevava dalle ferite belliche, culturalmente
arretrata, per certi versi miserabile (per sfangare Pietro andava a
mangiare alla mensa dei poveri), lui e il fratello Andrea hanno tenuta
alta la tensione di una ricerca formale mai banale.
Poi arrivò il successo, le grandi commesse pubbliche, i monumenti, le piazze. Ma da
un bel pezzo su Pietro sembrava gravare una cappa di silenzio omertoso, fazioso,
smorfioso, come se sul suo capo si fosse abbattuta una sorta di fatwa. Una condanna
non scritta che lo dipingeva quale artista di regime, peggio, il cantore del
padrone del vapore & del televisore. L'autore del mausoleo di Arcore.
Ora che Pietro è morto, tutti a lodarlo ma anche a inchiodarne la figura a quell'episodio
marginale che per lo snob intellettuale risulta "sgradito", "grottesco",
"farsesco". La tomba di Berlusconi! Inaudito! Come se fosse una macchia indelebile,
un'onta da lavare. Mi par di sentirlo il coro greco? Berlusc? oni - oni!
Ma fatela finita con lo spaventacchio, con l'omo nero, col babau del cacchio.
Forse che Giotto, dovrebbe scontare di aver affrescato la Cappella degli Scrovegni?
E già, gli Scrovegni, nota famiglia di strozzini non certo dei santarellini o degli agnellini di primo pelo.
Negli ultimi trent'anni non ho visto tributare a Cascella quegli onori che avrebbe
meritato, non una grande antologica, non una mostra pubblica degna della sua
fama, né la considerazione magna dei colleghi più giovani, dei tanti rampanti e ignoranti che napalmizzano l'immaginario.
Ora ci aspettiamo che si regolino i conti con la storia, che la memoria sia ristabilita,
che si mettano a tacere i gossip di seppia sempre pronti a obnubilare le menti
col loro venefico inchiostro.
Mi ricordo che nel 1964 Carol Reed pensò di affidare a lui, a Pietro, il ruolo
di Michelangelo nel film "Il Tormento e l'estasi". Purtroppo, dovendo pagare
pegno allo showbiz hollywoodiano, scelse Charlton Heston rendendo il
tutto oltremodo insulso & melenso.
Pietro avrebbe interpretato assai meglio la parte. Gli apparteneva di diritto.
Pablo Echaurren (artista e scrittore)
www.exibart.com
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