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| 12 marzo 2009 |
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Caravaggio, il
primo "fotografo" camera oscura
e tele-pellicole
Studiosa
italiana: il pittore barocco usava tecniche
rivoluzionarie e in anticipo sui tempi
Proiettava immagini e usava sostanze per
impressionare le superfici da dipingere
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I Magistrali
chiaroscuri del Caravaggio, che lo hanno
reso uno dei pittori più celebri
al mondo, potrebbero celare un segreto.
Il geniale artista barocco era molto in
anticipo rispetto ai suoi tempi e utilizzava
tecniche fotografiche due secoli prima dell'invenzione
formale della fotografia.
A svelare la maestria tecnologica del pittore
scomparso nel 1610 è una studiosa
italiana, esperta di storia dell'arte e
docente al Saci di Firenze, Studio Arts
Centers International. Roberta Lapucci,
che alle tecniche fotografiche del Caravaggio
ha dedicato recentemente alcune conferenze,
sostiene che Michelangelo Merisi avesse
trasformato il suo studio in un'enorme camera
oscura. Qui sistemava i suoi modelli, che
venivano illuminati grazie a un foro nel
soffitto da cui filtrava la luce. In seguito,
ne proiettava l'immagine su tela attraverso
una lente ed uno specchio.
Non solo: le ultime ricerche, rivela la
docente, indicano che Caravaggio usava sostanze
chimiche che trasformavano le sue tele in
primitive "pellicole" impressionabili.
La preparazione che usava, composta di diversi
elementi sensibili alla luce, permetteva
di fissare l'immagine sulla tela per circa
una mezz'ora. Nell'oscurità quasi
totale, in questo lasso di tempo il pittore
abbozzava l'immagine proiettata sulla tela
con una mistura di diverse sostanze, elementi
chimici e minerali visibili anche al buio.
La tecnica della camera oscura era già
stata descritta da Leonardo da Vinci, e
Caravaggio potrebbe essere stato ispirato
a sperimentarla dal filosofo Giovanni Battista
Della Porta.
Sulle tele del Caravaggio, ha spiegato Lapucci
a diversi giornali stranieri, sono stati
ritrovati sali di mercurio, sensibili alla
luce e utilizzati nelle pellicole. La studiosa
si è occupata dell'analisi di queste
sostanze chimiche dopo aver costruito una
camera oscura con l'artista americano David
Hockney. La polvere "magica" sfruttata
dal Caravaggio potrebbe essere stata ottenuta
da lucciole schiacciate, una tecnica al
tempo utilizzata per creare effetti speciali
nelle produzioni teatrali.
Una delle prove a sostegno della rivoluzionaria
tecnica fotografica, secondo Lapucci, sta
nel fatto che il maestro non faceva mai
schizzi preliminari. "E' plausibile,
quindi, che utilizzasse queste proiezioni
per dipingere", spiega Lapucci alla
Bbc. Un'altra caratteristica dei suoi dipinti
- la preponderanza di soggetti mancini -
si spiegherebbe, sempre secondo la studiosa,
con il fatto che le immagini venivano proiettate
sulla tela al contrario. Difetto poi corretto
nel tempo, quando gli strumenti che il pittore
usava divennero più sofisticati:
infatti i mancini sono molto meno frequenti
nelle opere tarde dell'autore.
L'ausilio tecnico, sottolinea la studiosa,
non toglie certo nulla alla genialità
del pittore: "Al contrario", dice
Lapucci. "E' evidente che non basta
proiettare delle immagini su una tela e
ricopiarle, per diventare Caravaggio".
www.repubblica.it |
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