Le
incisioni (immagini incise su una lastra e poi
stampate) vengono solitamente divise in due categorie:
le incisioni "In rilievo" e quelle "In cavo".
Tra le prime rientrano le opere ottenute inchiostrando
solo le parti in rilievo della lastra che può
essere in legno od in metallo; nelle incisioni
in cavo, invece, vengono inchiostrati i solchi
(detti cavi) eseguiti sulla lastra. Esiste inoltre
la stampa "In piano" (impropriamente chiamata
incisione), così detta perchè la
lastra non viene incisa ma semplicemente disegnata
o dipinta.
L'acquaforte
La più antica tecnica di incisione in cavo,
databile al XVI secolo e tutt'oggi ampiamente
usata dagli incisori, è l'Acquaforte. Sulla
lastra metallica, ricoperta con vernice proteggente,
viene tracciato il disegno con una punta sottile
in modo da scoprire il metallo. La lastra viene
quindi immersa in un acido, anticamente chiamato
acquaforte, che corrode (tecnicamente "morde")
il metallo solo dove manca la vernice. Con l'acquaforte
si ottengono forti contrasti di chiaroscuro e
diverse tonalità di grigi. Spesso essa
viene impiegata insieme all'Acquatinta, quando
in alcune parti di un'incisione si vogliono ottenere
particolari effetti sfumati.
L'acquatinta
Scoperta nel Settecento in Francia da Jean Baptiste
Le Prince, l'Acquatinta è molto simile
all'Acquaforte; di tecnica assai complessa è
la più adatta alla stampa colorata. La
si ottiene in due modi: applicando direttamente
col pennello, sul metallo nudo, l'acido, delimitandone
il campo d'azione con vernici resistenti alla
morsura, oppure per mezzo di speciali preparazioni
dette grane. Sulla lastra metallica, opportunamente
scaldata, viene fissata della polvere di asfalto
in modo da rendere la lastra granulosa. L'acido
nel quale viene immersa la lastra corrode (morde)
il metallo penetrando tra un granello di polvere
e l'altro e la lastra ottenuta mostra una superficie
spugnosa che, inchiostrata, crea effetti sfumati
simili all'acquarello e tipici di questa tecnica.
La puntasecca
Spesso usata insieme all'acquaforte, la Puntasecca
è così chiamata perchè non
viene adoperato alcun acido. Il disegno infatti
viene realizzato mediante l'uso di uno strumento
appuntito, che, calcato con forza sulla lastra,
determina i solchi incisi. Tale operazione non
taglia il metallo, come avviene nel Bulino, ma
semplicemente lo sposta, creando ai lati del solco
delle impercettibili zone di metallo sollevato,
che poi risultano nei primi esemplari di ogni
tiratura, creando effetti pittorici particolarmente
vellutati. Tali particolarità sono chiamate
barbe. Gli esemplari con le barbe sono particolarmente
ricercati dai collezionisti. Con la Puntasecca
si può ottenere generalmente un numero
limitato di buoni esemplari, poichè la
forte pressione esercitata dal torchio calcografico
usura rapidamente i solchi incisi, che non posseggono
la stessa profondità di quelli ottenuti
con l'Acquaforte o con il Bulino.
La vernice molle
Una variante dell'Acquaforte è la tecnica
conosciuta con il nome di Vernice Molle o Ceramolle,
usata per la prima volta nel Seicento e tutt'oggi
impiegata per ottenere incisioni dai tratti morbidi
e delicati. Il nome Vernice Molle deriva dalla
vernice (o cera) impiegata, che varia rispetto
a quella dell'Acquaforte per l'aggiunta di Sego
in modo da rendere la vernice appiccicosa. Il
disegno non viene eseguito direttamente sulla
lastra verniciata, come per l'Acquaforte, ma su
un foglio di carta sottile appoggiato sopra la
vernice.
Il bulino
Praticato in Germania verso la fine del Quattrocento,
la tecnica del Bulino si diffuse ampiamente finchè
non venne superata nel XVII secolo dall'Acquaforte
meno complessa tecnicamente. Con uno strumento
appuntito e tagliente, il Bulino appunto, si praticano
dei solchi (i Cavi) molto sottili sulla lastra,
generalmente di rame, ottenendo effetti di particolare
nettezza e precisione di segno. Tra le tecniche
dell'incisione oggi più diffuse, vanno
inoltre ricordate la Maniera Nera, la Maniera
Punteggiata, lo Zucchero, la Maniera Pittorica,
con le quali si giunge a svariati e raffinati
effetti pittorici e grafici.
Silografia (Xilografia)
È una tecnica in rilievo, ottenuta da matrici
lignee ("silografia"= incisione su legno). Si
distingue in Silografia su legno di Filo e in
Silografia su legno di Punta. La prima è
stata utilizzata in Occidente a partire dalla
metà del XV secolo e utilizza matrici lignee
tagliate verticalmente. Il suo utilizzo decadde
nel XVI secolo, a causa degli inconvenienti tipici
del legno di Filo: la presenza delle fibre, che
non sempre permettono la precisione di disegno
voluta dall'incisore, il pericolo dei tarli e
la facilità del legno ad incurvarsi. Nell'ottocento
ebbe larga diffusione la Silografia su legno di
Punta, cioè con matrici lignee tagliate
dal tronco in senso orizzontale. Questa tecnica
fu largamente utilizzata per l'illustrazione di
libri e riviste. Disegnata l'immagine su una tavoletta
di noce, pero o bosso, se ne scavano le parti
che devono risultare bianche, in modo che solo
i tratti del disegno rimangono in rilievo e divengono
suscettibili di ricevere l'inchiostro da stampa.
Litografia
A differenza delle tecniche in cavo, la Litografia
e la Serigrafia (le stampe in piano) si distinguono
per la possibilità di ottenere numerosi
esemplari dalla stessa lastra, con evidenti vantaggi
commerciali. Scoperta nel 1799 dallo stampatore
cecoslovacco A. Senefelder, la Litografia ben
presto sostituì l'Acquaforte sia per la
semplicità tecnica dell'esecuzione, sia
per i costi di produzione notevolmente bassi,
sia per la possibilità di eseguire un "numero
illimitato" di esemplari. La somiglianza al disegno
e alla pittura favorì inoltre la diffusione
della Litografia che, fino alla scoperta della
"fotografia", fu uno dei sistemi più economici
per riprodurre dipinti, manifesti e stampe. Le
lastre inizialmente in pietra (dal greco litos,
pietra, da cui il nome "litografia", cioè
incisione su pietra) vennero in seguito sostituite
con lastre in zinco sulle quali si dipinge o disegna
con colori grassi. Dopo aver bagnato la lastra,
essa viene inchiostrata; essendo l'inchiostro
grasso, esso si deposita solo sulle parti grasse
e non aderisce nelle zone non grasse. Con la scoperta
della fotografia si giunse a creare la Fotolitografia,
un procedimento meccanico con il quale lo stampatore
trasporta il disegno dell'artista su una lastra
di zinco.
La Serigrafia
Un analogo successo ebbe la Serigrafia, la tecnica
antichissima che dalla Cina giunse in Europa solo
dopo la prima guerra mondiale. Caratteristica
della Serigrafia èl'uso di un tessuto,
anticamente di seta, teso su un telaio sotto al
quale, a pochi millimetri di distanza, viene collocato
un foglio di carta. Esercitando una lieve pressione
sul tessuto inchiostrato, la carta assorbe il
colore, in modo piatto e uniforme. L'assenza del
torchio e l'illimitato numero di esemplari ricavabili,
anche a pił colori, con successivi passaggi, (su
diversi supporti: carta, cartone, legno, tessuto,
cuoio, ceramica, gomma, materie plastiche, ecc.),
fa si che oggi essa sia particolarmente diffusa.
La tiratura delle incisioni
Come si è già detto, esistono tecniche
con le quali si possono ottenere pochi esemplari
(la Puntasecca) e altre che non conoscono limiti
di tiratura (la Litografia). Il numero di esemplari
(cioè di fogli) stampati corrisponde alla
Tiratura, che oggi viene fissata in antecedenza
dall'incisore e dall'editore. Generalmente, essa
oscilla tra 100-150 esemplari e determina in parte
il valore commerciale dell'opera: tanto minore
è la tiratura, tanto maggiore è
il valore dell'opera.
La numerazione delle opere grafiche
A partire dal XX secolo si usa annotare sugli
esemplari la numerazione progressiva di una Tiratura.
Essa viene segnata in basso sul margine sinistro
con due cifre: la prima indica il numero progressivo
della tiratura, il secondo la tiratura complessiva.
Per esempio: 7/100 indica che si tratta della
settima incisione su un totale di 100. Non è
raro il caso di diverse tirature per una stessa
opera, segnate con numeri arabi, numeri romani,
lettere dell'alfabeto e via di seguito. Di epoca
relativamente recente è l'introduzione,
in una tiratura, di esemplari marcati con le lettere
"p. d'a" (Prova d'artista). Tale sigla indica
un numero di esemplari, che complessivamente non
dovrebbero superare il 10% dell'intera tiratura.
Per loro natura, essi sono inizialmente fuori
commercio e vengono destinati allo stampatore,
all'editore, all'artista, od ai critici.
La Firma dell'Autore
Sulle Incisioni e Litografie moderne, compare,
in basso a destra, la firma dell'autore. Nei secoli
XV-XVIII l'artista incideva spesso il proprio
nome o un monogramma sulla lastra, mentre verso
la fine del XIX si iniziò a firmare a mano
le stampe. Oggi la firma è posta generalmente
a matita sul margine inferiore, a destra. Contrariamente
a quello che si crede, la presenza della firma
dell'artista non aumenta il valore della stampa,
nè costituisce in alcun modo una forma
di autenticazione. |
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